Plusdotato

Riporto la definizione di plusdotazione che viene data da Wikipedia :” Si definisce plusdotazione intellettiva o iperdotazione cognitiva (o – ancora meglio – alto potenziale cognitivo) una capacità cognitivaeccezionalmente superiore alla media. Per essere maggiormente precisi, si può parlare di precocità intellettiva con riferimento a soggetti in via di sviluppo (bambini, adolescenti) mentre è preferibile la locuzione alto potenziale cognitivo (una caratteristica in potenza o latente non necessariamente concretizzatasi) per riferirsi a individui già adulti, in cui lo sviluppo dell’intelligenza ha raggiunto una dimensione stabile.”
Per giorni e giorni dopo aver saputo che Ale faceva parte dei ragazzi APC, mi feci mille domande, mi chiedevo se dovevo fare qualcosa, rivolgermi a qualcuno o lasciar stare tutto così com’era, mi chiedevo se lui aveva dei bisogni diversi rispetto agli altri bambini della sua età, mi chiedevo se dovevo dirlo a scuola o far finta di non sapere niente, e più le domande si affollavano nella mia mente più ero confusa
Accesi il pc e inizia a digitare la parola plusdotazione, ormai sono passati la bellezza di 4 anni da allora, e fortunatamente in questo 4 anni si è iniziato a parlare sempre di più di questo argomenti e di questi ragazzi, ma 4 anni fa, feci non poca fatica a trovare delle informazioni poco tecniche che potevano spiegare  ad una neofita cosa significasse gestire un bambino gifted
Finalmente riuscii a trovare qualche piccolo articolo e iniziai a chiarirmi le idee e trovai anche il nome di una dottoressa che aveva aperto un’associazione che seguiva ragazzi e famiglie e decisi di scriverle una mail per prendere appuntamento, volevo sapere come seguire mio figlio al meglio
Dopo un paio di tentativi ricevetti una risposta e fissammo un incontro presso il suo studio di Milano, e anche in questo caso volle vedere per prima solo noi genitori, la valutazione che avevamo in mano e i quaderni di Ale e poi avremmo valutato insieme come muoverci
Era un caldo pomeriggio di luglio e io e mio marito andammo a Milano, appena vide la valutazione ci fece alcune domande su Ale e disse che era plusdotato ma che per completare la valutazione servivano altri test, che anche lei vedeva una bruttissima grafia che era da tenere sotto controllo assolutamente
Portammo Ale da lei dopo circa 15 giorni dal nostro incontro e in una mattinata fece tutto, lui ne uscì entusiasta da quella stanza, mi disse che si era divertito e la dottoressa mi disse che avevamo visto giusto, era un bambino con un potenziale elevato ma che la scuola doveva alzare la famosa asticella perché di li a poco lui si sarebbe annoiato, mi disse che appena lei mi avrebbe inviato la valutazione completa dovevo portarla a scuola e chiedere alle maestre di valutare compiti più impegnativi e mi disse che lei era disponibile sia per mail che per telefono per qualsiasi dubbio nostro o del corpo docente
Vi cito parte delle conclusioni della valutazione di Ale in merito alla scuola :” A livello didattico ha bisogno di poter svolgere attività di maggiore approfondimento e trasversali alle diverse discipline e, considerate le difficoltà che ha a livello relazionale con i pari, sarebbe utile coinvolgerlo in qualche attività di gruppo di cui potrebbe emergere con le sue competenze ed assumere così in ruolo attivo e riconosciuto anche dagli altri”
Inutile dirvi che appena ebbi la valutazione in mano la portai subito a scuola e la feci protocollare, parlai subito con le maestre chiedendo di assecondare in parte quello che veniva richiesto nella valutazione, soprattutto per quanto riguardava il problema con i pari, che Ale faticava a gestire
All’epoca ero rappresentante di classe e sapevo che la nostra non era una bella classe, un bambino in particolare teneva in scacco i compagni e li tiranneggiava a tutto spiano, e le maestre nonostante sapessero di questa situazione non muovevano un dito per cercare di creare un buon clima tra i bambini
Io ero preoccupata per Ale perché lo vedevo sempre più insofferente verso la scuola, si annoiava e non faceva più i compiti, tanto sapeva già tutto, la sua insofferenza era diventata frustrazione e per riuscire a gestirlo dovevamo riempirgli il pomeriggio di attività, faceva karate, nuoto e chitarra e non gli bastava continuava a chiedere di più, e noi non sapevamo come aiutarlo
Mi ricordo una frase che mi fece crollare le braccia, a metà della seconda i bambini si stavano preparando per le prove invalsi e la maestra di matematica aveva spiegato l’orologio, Ale aveva passato due giorni a farmi mille domande sui quarti d’ora e le mezz’ore e io gli rispondevo senza nessun problema, come del resto ho sempre fatto e continuo a fare tutt’ora, solo che adesso la maggior parte delle volte dico” cerca su google”
Dopo pochi giorni dallo studio delle ore ho un interclasse e alla fine della riunione vengo fermata dalla maestra di matematica che mi dice che Ale aveva detto alla maestra :” Maestra ma lo sai che due quarti d’ora formano mezz’ora?” e la maestra mi aveva ripreso in modo brusco perché lui non doveva permettersi di dire queste cose a scuola perché i suoi compagni non erano al suo livello e lui doveva stare zitto
Io la guardai e le dissi :” perché deve stare zitto? Non ha detto un’inesattezza, è da tre giorni che mi fa domande sull’orologio è una lezione che gli è piaciuta molto”
“ Certo signora ma lei non deve rispondere alle sue domande è troppo piccolo”
Me ne andai sconsolata, e demoralizzata e mi rendo conto solo adesso che quella frase in questi  4 anni l’ho sentita troppe volte e mi da un fastidio immane, perché devono esserci delle età prestabilite per fare delle domande, perché un bambino non può essere curioso e appassionato di un argomento, perché per le maestre i bambini devono essere incasellati e uguali e non possono essere unici, curiosi e appassionati?
Perché se una bambino o ragazzo è sopra le righe è considerato un problema di cui nessuno vuole farsi carico, anche se basterebbe così poco per appassionarlo, per averlo in pugno ma purtroppo fino ad oggi non abbiamo ancora trovato un insegnante che abbia voglia di mettersi in gioco

1 Commento

  1. Rosaria Uglietti una mamma psicologa

    perché le domande di tuo figlio sono lo specchio delle loro frustrazioni, della loro incapacità di gestire una classe ( attenzione non tuo figlio, ma i ragazzi in generale, i bambini,la scolaresca nel suo insieme e nelle sue svariate sfaccettature).

    Risposta

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