Ci hanno tolto il sorriso

La nuova scuola era iniziata, l’inserimento nella nuova classe faticava a partire, Ale faticava ad inserirsi, le maestre lo tenevano d’occhio ma vedevano questa sua immensa difficoltà, se prima si sentiva diverso ed era impacciato nell’ approccio con i compagni, adesso si era aggiunta la paura e l’inesistente autostima.
A circa un mese dall’inizio della scuola le maestre mi chiamarono per dirmi che Ale aveva episodi di rabbia con urla e che se veniva rifiutato dal gruppo si prendeva a pugni in testa, io ne parlai con le terapiste che lo avevano valutato e che conoscevano il suo percorso e mi dissero che la sua rabbia nei confronti della vecchia scuola e di tutto quello che aveva vissuto stava uscendo ed era un bene e ci diedero qualche dritta per gestirlo

Seguimmo i loro suggerimenti e le maestre riuscirono a gestire la situazione, anche perché a casa non dava segnali così forti e preoccupanti.
Arrivarono le vacanze di Natale e ci fu un crollo spaventoso, Ale aveva una rabbia in corpo allucinante, non riusciva a gestirla, non potevamo parlargli che iniziava a urlare e a scappare da noi, usciva di casa letteralmente, aveva iniziato anche a prendere a calci porte e mobili procurandosi anche dei traumi, si autopuniva, noi eravamo disperati non sapevamo come fare, come prenderlo e decidemmo di chiamare ancora una volta le terapiste e metterle al corrente di questa situazione
Loro ci dissero che visto che i consigli che ci avevano dato avevano perso efficacia dovevamo rivolgerci ad una psicopedagogista perché lui aveva bisogno di un aiuto concreto che noi ovviamente non potevamo dargli
E le domande iniziarono ad affollarmi la mente: Eravamo noi la causa di tutto? Avevamo sbagliato qualcosa? Dovevamo intervenire con più durezza nella vecchia scuola? Non vi nascondo che soprattutto io mi sentivo una merda
Come può una mamma sbagliare così clamorosamente? Come può una mamma far soffrire così tanto suo figlio? Perché all’asilo era un bambino tranquillo e sorridente e dopo solo due anni tutto era crollato e lui era diventato un ragazzino rabbioso, isterico, violento che anche io faticavo ad accettare?

 

Mi ricordo quante volte nei momenti più pesanti, quando lui si faceva del male, mi ripetevo sempre la stessa frase: “Se non gli voglio bene io che sono sua mamma a questo mondo nessuno gli può voler bene”; queste parole sono dure da scrivere ma voglio condividerle con voi perché so che tante mamme sono nella nostra stessa situazione

 

Mi ricordo che lo lasciavo sfogare e poi lo abbracciavo ma faticavo molto, lo sentivo lontano, mi sentivo lontana da lui, faticavo ad amarlo, sentivo il nostro legame spezzato, mi sentivo terribilmente in colpa; pensare ancora a quel periodo mi fa stare molto male, quella barriera che i miei sentimenti avevano eretto mi fa tremare le gambe e mancare il fiato, mio figlio stava male e lo stava gridando a gran voce e io avrei voluto solo allontanarmi da lui………………………..

 

Devo dirvi che nonostante tutta la nostra sofferenza, le paure e i dubbi di mandare un ragazzino di 8 anni e mezzo da uno psicologo c’erano eccome, cosa gli avrebbe fatto? Che influenza avrebbe avuto su di lui? Che approccio avrebbe usato? E se invece eravamo noi ad aver bisogno di una terapia famigliare e non lui?

 

Alla fine decidemmo di rivolgerci alla terapista che valutò per la prima volta Ale, per il semplice fatto che lui la conosceva già e ne serbava un buon ricordo, a gennaio la chiamammo immediatamente e nel giro di pochissimo ci ricevette, eravamo disperati e lei lo capì al volo, prese subito in carica Ale e lo volle vedere ogni settimana, da allora sono passati la bellezza di 2 anni ad Ale la sta ancora frequentando, ma i passi da gigante che ha fatto sono notevoli

 

Ha fatto tutto da solo con le sue forze, mettendosi in gioco, adesso è un piacere stare con lui, ridiamo, scherziamo, lo prendiamo in giro e lui ride, ha senso dell’umorismo, e quando ha qualche problema mi chiama nella sua camera e ne parliamo, vuole sempre e solo me, ci facciamo delle lunghissime chiacchierate, anche se devo dire che all’inizio di questo percorso queste chiacchierate erano molto frequenti invece adesso sono molto rare e, non ditelo a lui, un po’ mi mancano

 

La terapista non ha ritenuto opportuno fare una terapia famigliare ci ha solo dato qualche dritta e ogni tanto ci aggiorniamo

 

Lei è sempre stata disponibile anche a livello scolastico e si è sempre relazionata con l’associazione che ci segue, ormai fa parte della famiglia come le mamme e le terapiste dell’associazione, ci ha ridato nostro figlio le saremo immensamente grati per sempre

6 Commenti

  1. mammadiversa

    Cara Chiara non immagini quanto ti capisca…la mia storia è praticamente uguale alla tua. Grazie di cuore per aver condiviso la tua esperienza.

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  2. mammaplusdotata

    Grazie a te per aver trovato il tempo di leggere un pezzo della nostra avventura

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  3. Rosaria Uglietti una mamma psicologa

    i tuoi scritti sono profondamente umani e veri, il senso di colpa attanaglia un po' tutte le mamme, di tutti i bambini, di qualsiasi caratteristica, razza e colore. In molte lo nascondono, hanno pudore dei loro sentimenti, complimenti per farli uscire con così grande impeto.

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  4. mammaplusdotata

    Penso che solo parlando del nostro percorso possiamo far conoscere la nostra storia

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  5. Mammacomete

    La rabbia….questa brutta compagna..anche alla mia bimba scattava quando non veniva capita…tanto amore e grazie perché non ci fai sentire sole

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    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Mi fa piacere che il nostro blog vi faccia compagnia

      Risposta

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