La prima crisi a scuola

Siamo a gennaio della quinta elementare, Ale inizia a dare dei segnali inequivocabili, dice poco della scuola, come sempre, ma parla di due compagni che hanno degli atteggiamenti aggressivi e lui fatica a capire i loro comportamenti e fatica a relazionarsi con loro, a fine gennaio ho i colloqui con le maestre e le avviso che A e B hanno degli atteggiamenti che infastidiscono Ale, dico loro di tenere d’occhio Ale quando è con questi bambini perché c’è qualcosa che non mi torna, lo vedo poco tranquillo quando parla di questi compagni
E dopo 15 giorni i miei timori diventano realtà, era un pomeriggio ed ero ai colloqui con le insegnati di Ele, e avevo chiesto ad una mamma di un compagno di classe di Ale se poteva portamelo nell’altro plesso quando uscivano

Finito i colloqui esco e con mio grande stupore vedo che la mamma del compagno mi ha aspettata e mi dice che è successo qualcosa a scuola ma non sa bene cosa, che tutti i bambini erano agitati e che ci aggiorniamo dopo
Durante il tragitto per tornare a casa chiedo chiarimenti ad Ale che mi dice che A e B continuavano a picchiarsi di nuovo e che B era in difficoltà e che stava per svenire e non ci ha più visto ha preso A e lo ha allontanato, piccolo particolare A è la metà di Ale e non fa sport, Ale è cintura marrone di karate
La sera iniziano ad arrivare messaggi dalle mamme dei suoi compagni di classe, e il quadro si fa pesante, Ale nella foga di spostare A da B ha spinto A contro un banco, per fortuna senza conseguenze, e poi Ale è stato bloccato dai compagni e ha perso il controllo tanto che si è avvicinato alla finestra e ha preso le tende e se le è attorcigliate intorno al collo, tutto questo condito dalle sue urla; non aveva mai perso il controllo a scuola era la prima volta e nonostante avessi avvisato le maestre 15 giorni prima loro non lo stavano controllando e non avevano neanche avuto l’accortezza di chiamarmi per avvisarmi di quello che era successo
Non vi dico cosa si è scatenato sul gruppo della classe, alcuni bambini erano sconvolti per quello a cui hanno assistito, io non sapevo come muovermi e come aiutare questi bambini e nel contempo aiutare Ale
Prendo in mano il telefono e chiamo la sua terapista dicendole quello che è successo e lei mi tranquillizza e mi chiede di anticipare il loro incontro, nel mentre io e mio marito decidiamo di presentarci a scuola la mattina successiva per far vedere agli altri genitori che non sottovalutiamo la situazione e che come sempre siamo i primi a cercare un dialogo con la scuola
Arriva la maestra che ci accoglie in una stanzetta minimizzando quanto successo e dicendo che lei si era solo assentata un attimo, ma le testimonianze dei bambini dicono che sono andati a chiamarla più  volte ma lei ha tardato ad intervenire
Le pressioni dei genitori sono sempre più forti e le maestre continuano a non fare il loro lavoro, non calmano i genitori, e continuano a far finta che nulla sia successo
Io sono in panico totale, alcuni bambini dicono che Ale ha detto che voleva buttarsi di sotto, lui nega, la psico dice che non lo avrebbe fatto, io mi chiedo dove cavolo erano le maestre e perché hanno ignorato il mio messaggio e mi chiedo anche cosa sarebbe successo se uno solo di quei bambini si fosse comportato diversamente e avesse fatto partire l’interruttore ad Ale e lui avrebbe fatto qualche gesto sconsiderato,
Ale non si fida più di nessuno, non vuole più andare a scuola e mi dice che ha capito che può solo fidarsi delle persone che non conosce perché l’unico che gli si era avvicinato in quel momento di crisi era una ragazzino che era da poco stato inserito nella classe
I genitori urlavano a gran voce la loro necessità  di una riunione con me e le maestre per chiarire, io acconsento per calmare le acque ma con il senno di poi penso che se mai dovesse capitare e spero vivamente di no, una situazione simile, chiederò a gran voce agli insegnanti di fare da cuscinetto e non mi presenterei neanche alla riunione
Alla riunione la maestra senza la mia autorizzazione fa capire che Ale è seguito da una terapista e nonostante io le dica di no lei continua, allora intervengo calmando gli animi, e dicendo che Ale è seguito da noi e che non stiamo sottovalutando niente che avevo avvisato personalmente le maestre di questo problema ma che non è stato preso in considerazione e che sono dispiaciuta per quanto successo
Alcuni dei genitori mi dicono che diranno ai loro figli di non isolare ulteriormente Ale e si impegnano a invitarlo a casa loro perché vogliono aiutarlo ad integrarsi
Ovviamente di questi inviti c’è ne stato solo uno  e poi nulla è più arrivato, Ale vedeva i suoi compagni che si invitavano a vicenda e lui veniva escluso, quando gli chiedevo se voleva invitare qualche compagno di classe a casa non sapeva neanche dirmi il nome del compagno che preferiva e quando gli facevo io la lista lui li scartava tutti, si sentiva diverso e le maestre con il loro atteggiamento non lo aiutavano
Mi ricordo che loro hanno sempre detto che lui era ben integrato in classe e dopo questo episodio ho sempre risposto che, molto probabilmente, io e loro avevamo due visioni diverse di integrazione
Questa esperienza mi ha insegnato una cosa importante, mio figlio sarà sempre visto come diverso dalla maggior parte dei ragazzi e dei genitori se gli insegnanti non saranno capaci di fare da
cuscinetto tra noi e le altre famiglie
Io mi impegnerò al massimo alle medie per fare che questo cuscinetto ci sia e mi impegnerò ancora di più per far si che lui venga accettato con le sue velocità e i suoi interessi dagli insegnanti perché se lui si sente accettato è più tranquillo e non ha crisi di rabbia
 
Questo voglio che sia ben chiaro ai professori, le cose sono collegate non potranno mai avere un Ale

senza crisi se prima non lo accettano e non lo prendono in considerazione

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