Incontro con le maestre dopo la crisi

Dopo la riunione con i genitori e le insegnanti per calmare gli animi, le maestre ci chiesero di incontrare la terapista di Andrea, devo dire che in quel momento è stata grandissima, anche se è sempre fantastica quella volta se possibile si è superata
Le maestre volevano incontrarla immediatamente perché non sapevano come fare, lei invece le ha fatte attendere una settimana, perché come mi aveva giustamente detto, ci eravamo già incontrate a novembre per i colloqui del primo quadrimestre e per l’ennesima volta avevamo ripetuto quello che serviva ad Ale, e giustamente la terapista diceva che era troppo facile continuare a chiedere colloquio di facciata per dire alla dirigente che seguivano Ale quando, in classe, non facevano niente di quello che gli era stato consigliato

Dopo una settimana io e lei ci recammo a colloquio con le maestre e devo dire che lei parlò molto chiaramente, disse nuovamente che bisogni aveva Ale e che il tutto era collegato, non potevano avere Ale tranquillo se loro per prima non lo accettavano e lo rispettavano come persona, mi ricordo vivamente la frase della maestra di Italiano che ci disse:” non è meglio per il prossimo anno iscrivere Ale ad una scuola apposta per lui? Perché nella scuola pubblica nessuno sa come gestirlo” inutile dirvi come quella frase mi fece stare male, come mi fece arrabbiare, non vi nascondo che il primo istinto è stato quello di mandarla a quel paese e di uscire dall’aula, con una persona che parte già con queste idee per me è inutile aggiungere altro è solo fiato sprecato
Invece la terapista mi appoggiò una mano sul braccio e prese la parola con molta calma, dicendo che la prima scuola privata nella zona era a 30 km, che non potevano chiedere ad una famiglia di fare questa scelta; perché non conoscevano le nostre condizioni economiche e lavorative ma soprattutto perché la ghettizzazione non aveva mai aiutato nessuno e che la scuola italiana ha sempre lavorato per l’inclusione di tutti gli alunni da quelli ipodotati a quelli stranieri senza mai permettersi di fare un’affermazione del genere, che avevamo detto più volte che cosa serviva ad Ale, che eravamo sempre andate a tutti i colloqui che eravamo sempre state disponibili per qualsiasi cosa ma che le maestre dovevano fare il loro lavoro e non pensare che noi o la terapista potessimo risolvere i problemi che c’erano in classe perché noi in classe non c’eravamo era compito loro, il colloquio fini con frasi di circostanza
Mentre tornavamo alle macchine io e la terapista concordammo sul fatto che le maestre volevano che noi ci facessimo carico dei loro problemi con Ale, ormai mancavano pochi mesi alla fine della scuola e ci tappammo il naso e cercammo di stare vicino ad Ale il più possibile per far volare velocemente l’ultimo periodo
Devo dire che didatticamente le maestre erano molto in gamba ma mancava quel passettino in più che abbiamo chiesto in tutti i modi e che loro non hanno mai voluto fare, quello che mi ha rattristata di più è la loro non voglia di mettersi in gioco, la loro presunzione che era Ale a dover andare incontro a loro e non il contrario, per loro la via di mezzo non era fattibile, e invece avrebbe risolto un sacco di problematiche. 

 

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