Uno studente d’altri tempi

Insegno materie letterarie dal 1999 nella secondaria superiore, pensavo di essere preparata e di avere esperienza.

E invece no, nel 2012 sentii per la prima volta da una collega parlare di plusdotazione.

Era una mattinata abbastanza tranquilla di quelle in cui  ci si può fermare a parlare con i colleghi in tranquillità,

quando una mia collega di lettere  attonita mi raccontò di essere stata convocata in presidenza poiché un alunno plusdotatocertificato (così tutto d’ un fiato) da una associazione si iscriveva nel nostro Liceo in terza .

Francamente la prima cosa che pensai fu “Ma come si fa a certificare la plusdotazione ?” E poi “Cosa vorrà  mai dire plusdotato?”

Non potei chiedere poiché la collega di storia dell’ arte, che era lì, subito chiarì che si trattava del solito  ragazzino che i genitori credevano un genio.

E la discussione fini lì.

Il liceo in cui insegno è una buona scuola, ha una buona struttura, è all’ avanguardia per molti aspetti didattici, francamente non era strano che una famiglia attenta alla preparazione del proprio pargolo scegliesse la mia scuola.

Che poi il pargolo sedicenne venisse da un’ altra città e avesse avuto a casa tre precettori e frequentasse poco i coetanei, mi sembrò più che altro una bizzarria della famiglia.

Dopo qualche settimana si materializzò il sedicenne plusdotato: un ragazzo con un  cravattino scuro, una chioma bionda e un ciuffo che gli cadeva fluente su un viso serio contornato da un paio di occhiali squadrati.

Lo zaino su entrambe le spalle lo studente plusdotato entrò in classe. 20 ragazzini con gli occhi puntati su di lui, quello strano, quello con il cravattino e lo zaino su entrambe le spalle,

quello che non aveva il compagno di banco, quello che aveva i precettori a casa, quello che i genitori accompagnavano a scuola tutte le mattine da un’ altra città.

E lui?

Lui silenzioso  occupava il primo banco, manco a dirlo, l’ unico libero, e osservava, senza moto apparente su quel viso senza età.

Io lo osservavo da lontano, non era capitato nelle mie classi, e per fortuna, pensai, non mi sarebbe dispiaciuto, ma non ne sapevo nulla della questione e questo suo essere così senza età  e,  per così dire, accademico mi faceva sentire a disagio,per di più rientravo  a lavoro da un anno di maternità.

Intanto circolava libera e senza controllo nei corridoi della scuola e sulle bocche dei miei colleghi la parola PLUSDOTAZIONE,

che  nell’ immaginario di molti richiamava l’ idea del “genio e follia”, dell’ enfant prodige, di Mozart, di quei bimbi di cui si legge si laureano a 8 anni.

E invece, poi, guardavi questo sedicenne plusdotatocertificato e vedevi un ragazzo di altri tempi, silenzioso, educato, composto.

Nulla in lui era scomposto, solo il passo veloce e nervoso tradiva quello che poi imparai a conoscere come una delle caratteristiche del APC.

Al momento l’ urgenza era come si insegna ad un plusdotato, cosa si insegna e in quali tempi?

2 Commenti

  1. Flo

    Bellissima testimonianza. Grazie Linda! Mi piacerebbe conoscere anche la seconda puntata della storia 🙂

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    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Eh Flo devi aspettare il prossimo post

      Risposta

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