Un plusdotato a scuola, ovvero le nostre richieste ai professori

Settimana scorsa ho chiesto un colloquio con gli insegnanti di Ale, perché ultimamente sta manifestando insoddisfazione per la scuola.

Non vi nascondo che ho aspettato qualche giorno a scrivere questo post perché sono uscita da quel colloquio emotivamente e fisicamente distrutta.

E’ inutile girarci intorno, lui in matematica sta chiedendo a gran voce di proseguire il programma ma la professoressa gli ha risposto che deve fare il programma come gli altri.

Impossibile chiedere ad un plusdotato di rallentare i pensieri, non ci riesce e non ci riuscirà mai.

Allora ho chiesto un colloquio per spiegare nuovamente la nostra situazione.

Arrivo e sono presenti sia la professoressa di italiano che quella di matematica, devo dire che la professoressa di italiano è molto preparata sull’argomento e capiva la mie richieste, ma purtroppo a causa di un altro impegno dopo poco ci abbandona.

La professoressa di matematica, invece, era prevenuta nei nostri confronti, pensa che io le voglia chiedere di accelerare il programma , le dico chiaramente che non voglio assolutamente che venga anticipato nulla

altrimenti il nostro problema non sarà risolto e tra qualche settimana saremo al punto di partenza.

Lei mi dice che le insegnanti delle elementari l’avevano informata che noi volevamo che Ale facesse il programma accelerato.

Non vi nascono che appena ho sentito quelle parole la tristezza mi ha assalita,

in tutti i modi, durante gli anni delle elementari, sia noi genitori che le psicologhe che hanno seguito Ale avevano spiegato alle insegnanti come dovevano comportarsi per riuscire a gestirlo in classe

e dopo 3 anni di colloqui e soldi, a questo punto, buttati dalla finestra questo era il risultato?

Perché nel nostro percorso scolastico non riusciamo mai a trovare persone umili che mettano da parte i preconcetti e cerchino di capire come poterlo aiutare?

Non si accorgono che un ragazzino plusdotato che rinnega se stesso avrà inevitabilmente dei problemi emotivi e scolastici?

Prendo un bel respiro, cerco ci ricacciare in gola tutti gli insulti che, non vi nascondo, in quel momento mi vengono in mente, e mi focalizzo su Ale e la sua stabilità scolastica.

Inizio a parlare alla professoressa dicendole che un ragazzino plusdotato ha una mente che lavora incessantemente e che è impossibili fermare.

Che se chiediamo ad un plusdotato di rinnegare se stesso poi a scuola diventa ingestibile, disturba in classe, vuole intervenire con argomenti sempre più specifici

perché ha l’estremo bisogno di alzare il livello della lezione.

Nulla, lei non capisce, e mi dice che in classe ci sono tantissimi ragazzi plusdotati.

Lo sconforto prende il sopravvento e non vi nascondo che per qualche secondo l’istinto di mandarla a quel paese e di uscire dall’aula l’ho avuto.

Ma poi qualcosa mi ha fermata, ho pensato che non poteva finire così, che non era giusto che Ale per altri 3 anni doveva rinnegare il suo essere plusdotato e

costi quel che costi lei doveva capire cosa voleva dire avere a che fare con un ragazzino plusdotato.

Cambio approccio e le chiedo se Ale può portare a scuola un libro con dei giochi di logica-matematica che avevamo visto in rete e che secondo il mio modesto parere non avrebbe interferito con il programma.

Le faccio presente che però non acquisteremo niente senza prima avere il suo consenso perché non vogliamo creare interferenze con quando spiegato in classe.

A quel punto, non so cosa sia successo, lei inizia ad ammettere che Ale è il primo che finisce i compiti che vengono assegnati in classe e lei per tenerlo impegnato gli fa preparare le lezioni per le altre classi.

Non vi nascondo che la cosa mi rattrista e non poco, perché lui deve fare il lavoro che toccherebbe alla professoressa? perché invece non si può pensare a delle alternative?

Continuando il nostro colloquio alla fine ci accordiamo su quanto segue:

Ale dopo i compiti assegnati può consultare alcuni siti che ci ha indicato la professoressa per fare esercizi diversi e poi li può portare in classe ma lei non li correggerà.

Esco dalla scuola dopo quasi due ore di colloquio, triste, svuotata, con mille pensieri e con il cuore pesante, pensando a quanto ancora Ale dovrà rinnegare se stesso e non essere accettato per la persona che è.

Arrivo a casa e Ale mi chiede com’è andata, lo guardo negli occhi, non riesco a mentirgli e mi sento una cattiva madre, perché nemmeno questa volta sono riuscita a far capire le sue esigenze e gli riferisco i nostri accordi con la profe,

lui sconsolato va in camera

e io dopo poco vado da lui e gli dico:” Ale adesso basta nascondersi, comportati come credi a scuola, se parlando direttamente con i professori non riusciamo ad ottenere nulla, visto che le abbiamo provate tutte da domani voglio che i professori capiscano cosa vuol dire avere un ragazzino plusdotato in classe, sempre che tu te la senta di uscire allo scoperto:”

Lui prima aveva sempre rifiutato la mia richiesta perché non voleva essere “quello diverso”, ma mi ha guardata negli occhi e mi ha detto :” ok mamma da domani esco allo scoperto.”

Vi terrò aggiornati.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.