Conferenza di una nuova associazione

Questa mattina mi sono svegliata all’alba anche se era domenica perché ho deciso si assistere alla conferenza

” Lo sviluppo del bambino e l’alto potenziale cognitivo: figure professionali a confronto” promossa dalla nuova associazione Mind as a Gift.

La presidente di questa associazione è la giovanissima Carlotta Poggi, classe 1988, laureatasi in Psicologia presso l’università di Pavia nel settembre del 2012,

nel dicembre dello stesso anno partecipa ad un corso sull’alto potenziale e collabora con Labtalent e la professoressa Zanetti.

Alla conferenza erano presenti circa una ventina di persone, l’assessore alla pubblica istruzione di Vigevano e molti addetti ai lavori,

penso di essere stata l’unica mamma di apc presente in platea.

Il primo intervento è stato tenuto dal Dott. Andrea Bellazzi, pediatra, che ha parlato dello sviluppo neuro motorio del bambino,

ma specifichiamo bene non del bambino plusdotato ma di un bambino qualunque.

In seconda battuta è intervenuta la Dottoressa Paola Cattaneo, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, che ha discusso di psicomotricità e sviluppo

detto sinceramente, visto il tema della conferenza, non ho capito cosa centrasse un intervento di questo tipo, ma soprattutto la domanda che mi è sorta è:

“ma visto il pubblico di addetti ai lavori, che messaggio sta arrivando? che gli apc hanno problemi neuromotori? che hanno bisogno di psicomotricità?”

Finalmente è il turno della Dottoressa Poggi, aspetto con ansia il suo intervento e spero che ribalti il clima di questa conferenza,

e invece mi sbaglio di grosso e inizio a mettermi le mani tra i capelli perché inizia la carrellata di luoghi comuni ed etichette.

Volete sapere come si riconoscono gli apc?

In poco più di mezz’ora abbiamo queste perle rigorosamente in ordine di citazione.

Bambini che non sanno stare fermi in classe ( Ale è sempre stato al suo posto).

Bambini che disturbano e prendono note ( Mai arrivata a casa una nota alle elementari, forse una).

Se i genitori una mattina non si salutano come lui vorrebbe il bambino ha l’ansia tutto il giorno e non sa gestirla ( che culo mio marito parte per il lavoro prima che i ragazzi si sveglino).

Il bambino apc ha difficoltà a mantenere l’attenzione e controllarsi, soffre di noia e demotivazione in mancanza di strategie adeguate.

Ha difficoltà con i pari e qui tocchiamo l’apice perché su questa slide appare un disegno di un barbone e un drogato ( meglio che non commento, giuro che stavo per andarmene).

A casa sono ostinati e negoziano le regole, sono sempre in cerca di stimoli e fanno domande complesse per la loro età.

Molti apc sono scambiati per iperattivi o autistici.

Parla di Q.I superiore alla norma senza indicare il punteggio base che differenzia un apc da un ragazzino brillante.

L’associazione valuta il bambino e prende in carico sia le famiglie che gli insegnanti per fare squadra e lavorare insieme.

E dulcis in fundo, parla del suo libro e dei corsi per insegnanti che partiranno a breve.

Da mamma e da ignorante in materia ammetto che un esempio che lei ha fatto non l’ho capito, ve lo riporto così magari mi aiutate a contestualizzarlo e a capirlo meglio,

Dice che ha lavorato presso una scuola dell’infanzia dove ha fatto uno screening generale, ma non ha sottoposto i bambini ai test, ha tenuto dei laboratori di arte per questi bambini,

ma anche se aveva notato che 10 alunni erano portati per la scienza non era giusto fare dei laboratori specifici perché li avrebbe isolati

invece il suo intendo era di aiutarli con l’inclusione e dunque fare un laboratorio uguale per tutti.

Ammetto che da mamma di bambino apc ( Ale) che ha sempre odiato disegnare l’istinto di alzarmi e dire :” secondo lei era inclusione? Se c’era mio figlio si sarebbe sentito per l’ennesima volta diverso perché gli altri bambini si divertivano e lui no”

Però forse sbaglio io, sbaglio a voler far capire che ogni bambino è diverso e ha passioni diverse e che vanno rispettate e valorizzate, a prescindere dalle etichette che gli adulti vogliono imporre.

La dottoressa Poggi parla anche del supporto ai genitori perché gestire un bambino apc è difficile,

specifica anche che la scuola deve collaborare e che esiste una didattica inclusiva che si può sviluppare in un gruppo classe omogeneo e che rispetti tutti i bambini ( la situazione si sta risollevando).

Interviene poi la docente Marisa Ceroni, che sta iniziando una collaborazione con l’associazione che parla per luoghi comuni,

insegnare è bello ma le risorse sono poche, la burocrazia tanta e c’è poca formazione.

Per ultima è intervenuta la mamma di tre bambini, il più grande ha 7 anni ed è apc, ammetto che non sono riuscita a capire se il bambino è ad altissimo potenziale oppure se ha appena scoperto questa caratteristica,

parlava delle difficoltà di suo figlio a gestire l’ansia, di come il bambino consideri tutt’oggi una perdita di tempo dormire, del fatto che il bambino non ama i cartoni animati ( Ale li ha sempre guardati e li adora ancora),

ma una frase mi ha colpita molto ” perché se mio figlio non viene stimolato il suo potenziale resta latente”.

Le parole che ho percepito da questo intervento sono ansia e stimolare, io davvero so che la mamma era in buona fede e mi ricordo benissimo come ci si sente i primi momenti, ma un messaggio del genere detto di fronte agli addetti ai lavori è un filino pesantino.

Devo dire che però sul finale la Dottoressa Poggi mi è piaciuta molto, ha risposto in maniera davvero precisa alla domanda di una docente che le chiedeva come poteva aiutare gli alunni apc.

La dottoressa ha risposto che non c’era una risposta univoca che andava bene per tutti i bambini apc, ma che bisognava intervenire caso per caso e valutare come stava il bambino e che richieste potevano aiutarlo a gestire la frustrazione.

Ammetto che mi sono sentita in dovere di intervenire e portare la mia esperienza perché in una conferenza di circa 3 ore solo il finale è da salvare.

Ho preso la parola e ho detto che catalogare gli apc non è un compito semplice come si vuol far credere, che sono tutti diversissimi tra loro, come lo sono tutti i bambini,

ho ribadito la mia delusione sul fatto che, in questa, come nelle altre conferenze a cui ho partecipato, venga sempre associato il concetto di apc=problemi, quando invece non è affatto così,

perché anche se in Italia la maggior parte dei bambini valutati è problematica, la letteratura internazionale ci evidenzia che solo il 30% della popolazione apc ha dei problemi

ma il 70% sta benissimo e vive benissimo nel contesto in cui si trova, tutti i bambini apc o meno sono diversi l’uno con l’altro e hanno solo bisogno di essere accolti e ascoltati per la loro unicità.

Giustamente la Dottoressa Poggi mi ha risposto che lei essendo psicologa un minimo di categorie deve farle e deve saper rispondere a queste richieste.

Ma poi nel tragitto di casa, avevo due ore e parecchio tempo per pensare, mi sono chiesta, come mai nessuna associazione inizia una conferenza con la frase :

” In Italia la cultura della plusdotazione non esiste e infatti la maggior parte dei bambini valutati ad oggi sono problematici, ma la letteratura mondiale ci dice che il 70% non ha problemi e noi stiamo cercando quel 70%?”

Questi ragazzi che non hanno problemi non sarebbero un’enorme risorsa per i nostri figli?

Non parlerebbero la stessa lingua e secondo voi non riuscirebbero a ” insegnargli” delle strategie vincenti?

Cambiando completamente discorso, ma noi genitori davvero pensiamo di essere incapaci nella gestione dei nostri figli?

Davvero è così difficile gestire un apc?

Oppure in generale il ruolo del genitore è difficile a prescindere?

Non siamo noi genitori le persone che li conosciamo meglio?

Si dice che nessuno come la mamma conosca i segnali del suo cucciolo e allora perché ci mettiamo tanto in discussione?

E poi gli insegnanti, gioia e delizia, se cerchi collaborazione con loro, devi pesare le parole perché c’è un filo sottile che non devi superare, se non collabori si lamentano e allora  noi genitori cosa dobbiamo fare?

E’ indubbio che in Italia la plusdotazione sia ancora un far west e ci sia urgente bisogno di linee guida e di formazione ma chi è il professionista più indicato per farla? Ultimamente le associazioni si stanno facendo la guerra e i nostri figli sono nel mezzo.

Perché gli insegnanti si trincerano dietro ai classici luoghi comuni del taglio fondi o della burocrazia quando io ho sotto i miei occhi gli insegnanti di Ele che con gli stessi mezzi si inventano l’inverosimile?

Fanno lezioni appassionanti senza tralasciare la grammatica e la matematica?

Perché per la maggior parte di loro è così difficile uscire dagli schemi e devono avere bisogno di uno psicologo che gli indichi la strada?

Se un insegnante vede che un bambino di prima elementare dopo due minuti ha terminato la scheda assegnata davvero deve intervenire lo psicologo per fargli capire che si annoia e se si annoia è normalissimo che disturba ma soprattutto

tu insegnate non riesci a capire da solo senza l’aiuto dello specialista come gestire il tempo in classe?

Secondo me un insegnante che sia tale capisce al volo che non può pretendere che un bambino aspetti i compagni per 15-20 minuti ed è giusto che lo impegni in altre attività.

Perché gli insegnanti di Ele lo fanno e moltissimi ( vedi quelli che aveva Ale alle elementari) no?

Perché anche in presenza di una valutazione il più delle volte non si riesce ad ottenere che delle briciole per i nostri figli?

Come avete notato la conferenza non mi è piaciuta, salvo solo alcune parti e

mi ha scatenato parecchie domande a cui purtroppo non ho risposta,

la Dottoressa Poggi è molto ma molto giovane e pecca di inesperienza, ovviamente parlo a livello di conferenza, non posso assolutamente dare giudizi a livello di professionalità perché in tre ore e non avendola vista in azione non mi permetterei mai di dare giudizi affrettati

perché di persone brave a parlare c’è pieno il mondo ma oggi vorrei anche vedere molte persone che sappiano lavorare sul campo e portare finalmente dei risultati concreti per i nostri ragazzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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