Plusdotati, un intervista a Le Iene

Ieri una mia amica mi invia un messaggio avvisandomi che su Italia uno il noto programma “Le Iene” avrebbe trasmesso un servizio sui bambini plusdotati.

Avviso subito in famiglia che la televisione era mia e che dovevo per forza guardare il servizio in questione, beh alla fine sono rimasta senza parole,

non mi è piaciuto e non ha detto assolutamente niente sul mondo dei plusdotati.

Personalmente, come penso abbiate notato, non mi piace esporre al pubblico i bambini ma sono scelte personali di ogni gruppo famigliare

e dunque rispetto la decisione di questi genitori che sicuramente hanno accettato per cercare di sdoganare questo mondo.

Non riesco invece a capire a cosa è servito rivelare il Q.I di ogni bambino, i plusdotati non sono un numero, non hanno la matricola ma soprattutto

plusdotati con pari Q.I sono completamenti diversi perché sono persone diverse, con diverse passioni e diversi interessi.

Dal montaggio del servizio si nota che la giornalista non sa nulla del mondo dei plusdotati perché davvero non si può chiedere ad una ragazzina di 13 anni quanti secondi ci sono in un’ora,

ma siete seri?

e poi vogliamo parlare del piccolo Alessandro, il bambino con gli occhiali e lo scoiattolo in mano, io sono solo una mamma e questo lo ripeterò all’infinito, ma non avete visto che non voleva stare lì?

era palesemente a disagio.

Mi ha infastidita e non poco la giornalista che lo ha ripreso, certo non conoscendo la plusdotazione non poteva relazionarsi in maniera diversa da come ha fatto,

le operazioni a memoria, le domandine di scuola, chiedere quante ore passano al pc sono informazioni che non hanno uno scopo, cosa è cambiato saperle, si fanno bene i conti, alcuni stanno tanto al pc,

ma vi posso dire che Ale ed Ele possono stare al pc solo mezz’ora al giorno,

che Ale non è mai stato veloce con i calcoli a mente mentre è un drago con le espressioni,

non hanno parlato della velocità di assimilare informazioni, della noia a scuola e di come viene gestita dagli insegnati, della loro sensibilità.

Devo dire che mi aspettavo molto da questo servizio ma mentre lo guardavo ho provato solo delusione e rabbia, un’altra occasione mancata per far capire com’è la realtà in Italia.

Non hanno parlato del fatto che nel nostro paese non c’è ancora una legge che ci tuteli e secondo il mio modestissimo parere era il primo passo da fare, non chiedere ai bambini le operazioni.

Le Iene prima di proporre un servizio inutile potevano informasi meglio, interpellare le associazioni di riferimento, vedere l’altra faccia della medaglia,

la fatica che facciamo tutti i giorni noi genitori per cercare di aiutare i nostri figli che NO NON SONO DEI GENI

ma sono bambini e ragazzi come gli altri, con interessi diversi e che sono invisibili alle istituzioni, al mondo scuola e alla società.

Perché come ripeto sempre è socialmente accettato che un bambino parli 24 ore su 24 di calcio ma che si interessi ai buchi neri o alla mitologia greca no,

io devo ancora capire il perché ma penso che non lo capirò mai.

 

 

 

11 Commenti

  1. Leo

    Ho visto il servizio e, mentre lo guardavo, in testa immaginavo il tuo commento sul blog. Non mi sono discostato di molto. Penso anche io che il servizio si sia rivelato un’occasione persa, perché ha rimarcato concetti poco importanti, tralasciando o trattando marginalmente quelli che servirebbe divulgare.
    Come dici tu, nulla si è detto dell’aspetto legislativo assente. Hanno detto qualcosa sulle difficoltà che i genitori possono incontrare con i bambini. Mi hanno rattristato le domande fatte ai bambini: operazioni a mente, quanti libri leggi, che voti hai a scuola. No comment.
    Ho dato uno sguardo ai commenti al video su Facebook e anche lì luoghi comuni e ignoranza: anche mio figlio sa fare queste cose, l’intelligenza non si misura col QI, il QI non serve a niente ragazzina secchiona.
    Di certo chi ha già a che fare con bambini plusdotati non troverà utile il servizio, mentre chi non conosce l’argomento spero che non si fermerà al messaggio superficiale che mi sembra passare.

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Esatto Leo, condivido quello che hai scritto, anche io ho letto i commenti sotto il servizio e c’è ancora troppa strada da fare purtroppo.

      Risposta
  2. Giorgia

    Non ho visto il pezzo. Non ho dubbi, però, che non lo abbiamo trattato come dovevano. I servizi tv spesso non hanno la missione, o semplicemente non riescono a portarla a termine, di informare, ma solo di riempire dei buchi, di fare “sensazione”.
    Ovviamente, se poi , come in questo caso, il pubblico è sensibile all’argomento, come nel tuo caso, accorgersene è più semplice.
    Spero che ci siano altre occasioni televisive, valide, sia per mamme come te, che per chi, come me, non conosce l’argomento.

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Ti ringrazio Giorgia

      Risposta
  3. Silvia Fanio

    Non ho visto l’intervista, ma sono convinta che quando si parla di bambini siano necessarie sia empatia che delicatezza. E spesso i giornalisti ne sono privi…

    Risposta
  4. Giorgia

    Mi dispiace, purtroppo nella maggioranza dei casi la TV non aiuta, anzi… Però sarebbe interessante replicare, cioè potergli scrivere. Una volta lo feci, perché il servizio mi stava a cuore. Ci avevi pensato?

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Giorgia ammetto di averci fatto un pensiero ma sto valutando i pro e i contro, una trasmissione come Le Iene punta a far ascolti a scovare scandali a far parlare di se nel bene e nel male, ammetto che il loro modo di lavorare non mi piace molto e dopo il servizio ancora meno, bastava veramente poco per dare un taglio diverso al contenuto, devo ragionarci meglio

      Risposta
  5. Marta

    Mi chiedo quante trasmissioni TV conoscano appieno gli argomenti che trattano. Ormai è tutto un voler fare notizia e attirare gente. Tu te ne sei accorta, in questo caso, perché sai bene di cosa si tratta. Pensa a quante cose crediamo quando ci parlano di argomenti a noi sconosciuti!

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Assolutamente, il giornalismo quello serio, il professionista che prima di scrivere un pezzo si informava purtroppo è in via d’estinzione

      Risposta
      1. Leo

        Ovviamente Le Iene non è un programma giornalistico, penso che un altro tipo di programma avrebbe trattato l’argomento in maniera diversa, per cui secondo me è eccessivo colpevolizzare in generale il “giornalismo”.
        Resta il fatto che sarebbe stato possibile fare un servizio più informativo, meno banalizzato, coinvolgendo chi studia l’argomento e, perché no, interrogando le istituzioni su come stanno muovendosi sull’argomento (vedi il succesivo articolo di Chiara Gifted)

        Risposta
  6. Chiara - Punto e Virgola Mamma

    La televisione è una scatola piena di vuoto. Il giornalismo è un’altra cosa, e purtroppo spesso il desiderio di visibilità è maggiore della professionalità. Ovviamente chi conosce gli argomenti trattati se ne rende conto, gli altri purtroppo no e finiscono per credere a ciò che viene raccontato.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.