Difendo il blog, ecco il mio pensiero.

Ieri, sulla pagina fb che è collegata al blog, sotto il post che parlava del progetto di Aget-Italia è apparso un commento che non avrei mai voluto leggere.

Dopo una notte passata a pensare, questa mattina ho trovato lo stesso commento anche qui sul blog che non è stato pubblicato semplicemente perché sul blog, a causa degli spam, è attivato un filtro che mi permette di eliminare le pubblicità e blocca in automatico tutti i commenti.

Vorrei dire due cose e mi piacerebbe che le associazioni e i suoi adepti, perché siamo arrivati a questi livelli, leggessero bene queste mie parole.

Questo blog è nato dalla MIA esigenza di far conoscere questo mondo da una prospettiva diversa rispetto a quella pubblicizzata dalle associazioni,

questo blog e la pagina collegata, è un componente della mia famiglia che condivido con chi ha la pazienza di leggere perché sono stanca che la società associ i miei figli allo stereotipo del bambino problematico.

I nostri figli non sono scatole che si possono etichettare e incasellare, i nostri figli sono costellazioni, nebulose e anche bellissime supernove.

Questo blog è un mio terzo figlio, è slegato da qualsiasi bega tra le associazioni e sebbene io sia ovviamente legata ad alcuni psicologi in questo anno non ho MAI patteggiato per un’associazione piuttosto che un’altra.

Decido io cosa pubblicare e lo faccio solamente in base a delle sensazioni, mi faccio guidare dall’istinto, e se la persona che ieri ha commentato con tanto livore il mio post avesse aspettato un attimo

avrebbe trovato anche un post sulla “sua” associazione perché ho già in mente di pubblicizzare le attività invernali di ogni associazione appena usciranno,

per permettere a chi mi legge di scegliere in piena libertà quello che per loro è più interessante.

A me non interessa chi è arrivato prima alla Camera e chi ha scritto la prima legge, a me interessa il benessere dei nostri ragazzi e

mi interessa soprattutto che la società smetta di collegare la parola plusdotato alla figura di un bambino problematico ed è questo il messaggio che voglio lanciare con il mio blog.

Ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare la collaborazione e il dialogo verso tutti a prescindere dalla provenienza perché solo così si cresce, solo condividendo e facendo nostre le storie degli altri.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *