Intervista alla Dott.ssa Mormando

Grazie ad amica sono riuscita a contattare la Dott.ssa Mormando psichiatra, psicoterapeuta, giornalista, presidente di Eurotalent Italia e di Human Ingenium

e ovviamente non potevo farmi scappare l’occasione di porgerle alcune domande.

Dottoressa Mormando lei è stata la prima professionista italiana a parlare di plusdotazione, quando e perché ha iniziato a interessarsi di questi ragazzi?

Quando, negli anni ’80, sono arrivati nel mio studio parecchi bambini sospettati di patologie varie (dall’autismo all’iperattività al ritardo dell’apprendimento).

Erano bambini ad alto potenziale cognitivo, e non avevano alcuna patologia.

Una bimba in particolare risultava davvero con deficit, ai test, ma secondo me, esclusivamente per intuizione,  c’era una buona dotazione “sotto”.

Tralascio i motivi per cui presumibilmente mostrava (aveva) dei deficit importanti, oggi l’ex bambina ha tre lauree, parla un numero non comune di lingue, e ancora mi scrive! (qualche soddisfazione…).

Già univo percorsi didattici alla psicoterapia, e conoscevo molto bene il metodo Montessori e degli ottimi insegnanti,

così ho deciso di aprire una scuola…e l’ho aperta!(avevo uno studio molto grande, che ne è stata la prima sede).

Chi sono i ragazzi plusdotati? Che caratteristiche hanno e come possiamo riconoscerli?

Hanno un pool di capacità e di sensibilità non comune (il 5% delle persone sono ad alto potenziale intellettivo, il 3% sono ad altissimo potenziale intellettivo).

Non si deve pensare che siano riconoscibili per caratteristiche comuni.

Diciamo che molto spesso  sono precoci: imparano a volte “da soli” a leggere a due anni e mezzo- tre.

Velocissimi nel comprendere, spesso non lo sono altrettanto nel rispondere, perché pensano più degli altri.

Il pensiero astratto si sviluppa molto presto.

A scuola quasi sempre si annoiano, si sentono – e sono – incompresi, e ne soffrono.

Spesso fanno molte domande, disturbando.

Reagiscono alla noia in vari modi: disturbando, agitandosi, isolandosi, rifiutandosi di partecipare, oppure,

se vogliono essere popolari, ripiegando le ali, adeguandosi e riducendo le loro prestazioni e così le loro possibilità.

A causa della loro comprensione generalmente immediata, visto che gli si  propongono prove per loro facili, questi bambini confondono l’aver compreso con il sapere, e possono diventare superficiali nello studio.

Questo si prolunga nel tempo, e quando si troveranno davanti a cose difficili da capire e studiare, troppo spesso si sentiranno incapaci,

non capiranno che semplicemente è il lavoro ad essere complesso,

e che dovranno fare una fatica cui non sono abituati. è questo uno dei motivi di abbandono scolastico all’ università.

Nel 1984 fonda la prima scuola italiana dedicata al talento dei bambini la “Emilio Trabucchi” a Milano, perché ha ritenuto opportuno fondare una scuola per questi ragazzi?

Cosa aveva notato nella scuola pubblica che mancava?

Per quali motivi è stata chiusa?

Era l’epoca (mai finita) dell’egualitarismo, confuso con le pari opportunità,

che mirava a dare a tutti gli allievi non opportunità di sviluppo proporzionate alle capacità, ma del tutto identiche,

con evidente abbassamento del livello della scuola e riduzione delle opportunità per i più dotati.

All’ insegna del “tutti uguali” si sono compiuti tradimenti a tutte le minoranze, comprese quelle svantaggiate.

Degli svantaggiati ci si “occupava”, benché in modo assai discutibile, mentre l’esistenza di bambini più dotati era negata,

come se riconoscerla fosse un’insulto a tutti gli altri.

Questo non valeva e non vale per le doti sportive.

Ho verificato i danni di questa posizione e ne ho previsto le conseguenze a largo raggio.

Semplicemente, mi è venuto spontaneo fare qualcosa per i bambini che conoscevo e per altri bambini,

e per diffondere quanto possibile una corretta interpretazione della plusdotazione e dare rilievo all’ importanza di riconoscerla e valorizzarla.

Per questo nacque la scuola, che aveva come scopo la formazione “globale” dei bambini,

non solo il riconoscimento di attitudini particolari e il permesso di svilupparle.

Inoltre, volevo dar loro la serenità e l’autostima derivanti dal passare le ore dedicate all’ apprendimento insieme a persone sintone,

il che azzera la sensazione di essere diversi, cioè disadeguati.

Mi è stato confermato dagli ex-allievi che questi scopi sono stati raggiunti.

Ho chiuso la scuola per difficoltà economiche:

i tanti insegnanti erano un grosso costo, ma soprattutto non ce la si faceva a reggere la tassazione,

oltre che l’affitto di una sede adeguata.

Non potevo alzare le rette, perché la maggioranza dei genitori erano professionisti colti, benestanti ma non ricchi.

Nel 2011 scrive il libro “I bambini ad altissimo potenziale intellettivo” Ed. Erickson dove, oltre a presentare questa realtà sia in ambito scolastico che famigliare, fornisce esempi di arricchimento scolastici in diverse aree per aiutare i docenti a proporre nuovi contenuti a questi alunni, lei è l’unica che ha inserito questa proposta perché le è venuta questa idea?

Volevo scrivere un libro “vero”, cioè derivante dalla lunga esperienza che solo io ho in Italia, e semplice,

perché non è complesso comprendere queste cose e i trattati sono inutili se non dannosi.

La didattica perché i test, oltre a non essere esaustivi, non servono a nulla, se non sono seguiti da un intervento didattico adeguato!

Le proposte che faccio si possono seguire a scuola, ma anche parallelamente alla scuola:

non si pongono di traverso con i programmi scolastici, ma mirano a formare la mente, ad attivare o riattivare l’entusiasmo per il sapere,

la coscienza che si può sempre “andare oltre”, e a dare i mezzi per saper ricercare.

Il mondo scuola dal 1984 ad oggi non è cambiato molto, i bambini plusdotati non vengono riconosciuti, anzi vengono temuti e il dialogo con le istituzioni è sempre difficile cosa ci può consigliare?

Ciò che non si può fare non si fa…inutile sperare di cambiare a breve termine la scuola.

Anche perché ormai la maggior parte degli insegnanti non ha il fondo culturale che permette di fare una scuola buona davvero.

Quindi, nell’ immediato consiglio di farsi idee chiare su cosa vogliamo che abbiano i nostri bambini, al di fuori della scuola,

e fare in modo che la loro mente si formi bene, prescindere dalla scuola.

Va però bene (per il futuro) insistere perché ci si convinca che l’insegnamento deve essere differenziato come lo sono le persone, e gli insegnanti…

E bisogna anche essere selettivi riguardo alla testifica, che molto spesso è effettuata da persone non o poco competenti e senza esperienza specifica.

Secondo me ci vuole una persona oltre che preparata iperdotata per eseguire bene i test…

E non bisogna fermarsi alle valutazioni: se ascolti i bambini, ti indirizzano loro.

NON bisogna render loro la vita facile: devono avere di fronte prove stimolanti e che richiedono anche fatica.

Bisogna esaltare la fatica, che rende fieri delle proprie conquiste.

E saper alternare l’educazione alla disciplina agli spazi liberi, che  i bambini di oggi hanno pochissimo.

Liberi e senza animatori. E…attenzione agli Ipad. Consiglio sempre di leggere quel.

Bel libro di LAMBERTO MAZZEI “Elogio della lentezza”, come “Una test ben fatta” di Edgar Morin (ediz. Raffaello Cortina).

 La maggior parte dei genitori di plusdotati si sente ripetere in continuazione degli insegnanti che i loro figli devono aspettare gli altri, devono adattarsi, devono accettare la lentezza dei programmi scolastici, ma un bambino plusdotato riesce ad accettare queste richieste, a rallentare i pensieri, ad adattarsi a questi ritmi o gli stiamo chiedendo l’impossibile?

Ma state ad ascoltare queste frignacce dettate da pigrizia, ignoranza e stupidità? Si risponde che non si è d’accordo e basta!

Parliamo di adolescenti e preadolescenti, ( visto che mio figlio ha 12 anni e un menefreghismo cosmico nei confronti della scuola) come il mondo scuola e i professori dovrebbero rapportarsi a questi ragazzi? Come noi genitori possiamo gestire questa nuova persona che di punto in bianco ci troviamo per casa? Insomma tanti anni a capire come gestire il bambino plusdotato e poi quando abbiamo trovato la chiave di volta dobbiamo ripartire da capo, ha qualche consiglio anche per noi mamme di adolescenti?

Perché si parla di “gestire”?  Se in casa c’è allegria e si parla di tutto anche a fondo, se i ragazzi hanno piacere di parlare coi genitori e viceversa, gravi problemi non ce ne sono.

Una delle mie più grandi paure è l’abbandono scolastico, sappiamo che nei bambini e ragazzi plusdotati la percentuale di abbandono scolastico è rilevante, cosa dovrebbe fare il mondo scuola per contrastarlo e cosa dovrebbe fare la famiglia per evitarlo?

Entusiasmare al sapere fin da bambini, abituare a superare ostacoli intellettuali e in generale della vita,

porger modelli significativi e buoni, senza farne delle prediche…

Fare in modo che i ragazzi si rendano conto delle proprie possibilità e tendenze e anche delle necessità della vita (guadagnare, lavorare, nulla viene dal cielo!).

Poi, ognuno deve saper scegliere la propria via.

Vedo ragazzi scegliere per esclusione, e per tipo di materia (non mi piace la matematica…).

Non è sufficiente. Questo lavoro è bene sia fatto lungo l’infanzia e l’adolescenza.

Altrimenti, bene consultare una persona esperta perché lungo l’ultimo anno di liceo i ragazzi comprendano se stessi.

Insieme all’Avvocato Ermelinda Maulucci ha presentato al Parlamento Europeo una petizione per obbligare lo Stato Italiano a riconoscere i nostri ragazzi, perché avete ritenuto opportuno muovervi in quella direzione? Lo Stato Italiano non vi avrebbe ascoltato? Ci sono novità in merito a questa petizione?

Della petizione si occupa l’Avv. Maulucci. Se fosse obbligatoria nella facoltà di scienze della formazione e nelle scuole la formazione all’attenzione alle diverse capacità degli allievi ( senza i test!!)  e alle diverse corrispondenti forme di didattica, ovviamente tutto migliorerebbe. Ci si arriverà, per disperazione collettiva.

Volevo ringraziare nuovamente la Dott.ssa Mormando per la disponibilità e spero che che questa intervista vi sia piaciuta.

 

2 Commenti

  1. federica mormando

    grazie per aver pubblicato integralmente questa intervista dalle domande intelligenti!

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Un infinito grazie a lei per la sua disponibilità

      Risposta

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