ABC per L’APC Quando ho scoperto che……

Settimana scorsa, ho letto questo post scritto dal Dott. Galli,

inutile dire che mi sono ritrovata in tutto, è stato come leggere la nostra storia

la nostra vita,

il nostro vissuto

e così l’ho contattato per chiedergli l’autorizzazione per poterlo pubblicare qui sul blog.

Il seguente stralcio è tratto dal libro che il Dott. Galli ha scritto “ABC per l’APC  Quando ho scoperto che…primo kit di sopravvivenza ad uso dei genitori”

Emianopsia (introduzione al mio ABC)

L’emianopsia consiste nella perdita di metà del campo visivo.

Può colpire la metà destra/sinistra o la metà alta/bassa del campo visivo.

Sono psicologo dell’età evolutiva, ho lavorato principalmente nell’ ambito dell’apprendimento e della psicologia della scuola.

Ho una formazione ed una specializzazione nella psicologia dell’età evolutiva.

Mi sono occupato di epistemologia genetica e di antropologia.

In ambito professionale mi occupo di disturbi dell’apprendimento e del disadattamento scolastico.

Come psicologo, ho imparato dapprima che la precocità intellettuale è un sistema di difesa messo in piedi al fine di compensare delle ferite narcisistiche e familiari,

un sistema che sviluppa nel ragazzo un desiderio illusorio e onnipotente della riuscita intellettuale.

Così, secondo questa impostazione, se il ritardo cognitivo non veniva mai messo in dubbio,

la precocità risultava essere solamente presentarsi come il risultato del potere onnipotente dei genitori,

potere che vuole forzare e stravolgere lo sviluppo del bambino, per compensare alcune proprie ferite.

Oppure risultava essere una difesa nevrotica del soggetto APC stesso.

Ma, francamente, credere che una difesa nevrotica, come quella dell’intellettualizzazione possa mettersi in piedi in età precoce, a 2, a 3, o 4 anni, ha qualcosa dell’incredibile.

Ammessa questa ipotesi di difesa nevrotica, anche con questa ipotesi risulterebbe uno sviluppo precoce, in questo caso delle difese.

Per cui qualche dubbio s’imponeva.

Ho poi scoperto quanto questi pensieri fossero solo frutto di cattiva conoscenza o ideologia

(ideologia = sistema complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale).

Io stesso, profondamente legato all’egualitarismo ho faticato ad ammettere che un alto potenziale potesse rappresentare un problema.

Poi ho scoperto la pulsione epistemofilica ed ho scoperto pure quanto la curiosità, la sublimazione e il desiderio d’apprendere possano essere mortificati.

Ho capito come la normalità non debba essere solo quella della media, statistica, di un supposto equilibrio fra istanze psicologiche, ambientali e quant’altro.

Ho capito che se si cercava e si definiva un ritardo cognitivo,

tra l’altro ancora purtroppo cronicamente umiliato e messo alla berlina nonostante i tanti proclami sull’accoglienza,

se si cercava e si definivano un ritardo di maturazione o una lentezza o difficoltà strumentale… insomma…

Insomma, se c’è il basso, c’è l’alto; se c’è il magro, c’è il grasso; se c’è il poco c’è il tanto… la misura non è unidirezionale…

Di troppo, come di troppo poco, si può soffrire.

Perché nella scuola, perché i docenti, i pedagoghi, gli psicologi, gli esperti e tutti quanti considerano principalmente il bambino in ritardo ed il “normale”?

Non esiste solo una parte della realtà, in particolare dalla media in giù!

Ho scoperto così quanto l’emianopsia non sia solo un disturbo visivo.

Piuttosto una mia, per fortuna oggi superata, dispercezione delle dinamiche di apprendimento.

Purtroppo questa emianopsia risulta ancora essere un’attuale condizione di parte della cultura, della puericultura, delle conoscenze in generale ed in specifico dell’età evolutiva.

Tabella QI (vedi foto)

Ho poi incontrato dei genitori.

Ho ascoltato le loro esperienze.

Abbiamo riflettuto insieme sulle loro domande.

Ho percepito la loro umiliazione,

quante volte le mamme mi hanno riferito, “a chiedere ai docenti, già di per mio mi sentivo in colpa.

Poi dopo il colloquio, volevo solo piangere.

Mi hanno detto di lasciar perdere, di non insegnare a scrivere ai figli, che siamo pretestuosi, che non capiamo i bisogni di nostro figlio.

Di lasciarlo giocare, che è ancora piccolo.

Mi hanno fatto sentire una madre cattiva.

In verità ho poi capito dopo che non mi hanno ascoltato”.

Dalle loro domande e dalle loro testimonianze ho scoperto un universo rimosso, ma soprattutto molti racconti negativi, molta sofferenza e un senso di abbandono, un non sentirsi capiti ed ascoltati.

Ad essere sincero, devo poi correggere un poco l’immagine dell’emianopsia, perché, in verità, i primi a parlarmi “che il sostegno dovrebbe occuparsi anche dei migliori che si annoiano” sono stati propriamente alcuni docenti, molti anni fa.

Ma allora era quasi un discorso tabù.

Per molto tempo difatti non ne abbiamo più fatto accenno.

Infine ho capito alcune cose.

Prima fra tutte che non è solo questione di misura: di più, di meno, più QI o meno QI, ma una questione di funzionamento.

Ci sono le discrepanze!

L’APC funziona in maniera differente.

È precoce, è rapido, è intuitivo, è prevalentemente visuo-percettivo, agisce come una spugna, è arborescente, impara in fretta e può annoiarsi a morte a scuola.

Ho capito che i genitori che mi interpellavano, non lo facevano per idolatrare il potenziale del loro figlio o per dirmi che lui e più in avanti, che è un genio, o quant’altro.

Mi raccontavano delle storie, presentavano dei dati anamnestici, che principalmente descrivono un modo di funzionare vivace, curioso, sensibile, attivo, perspicace, quasi improvvisamente imploso con l’entrata a scuola.

La noia, la solitudine, il rifare sempre le stesse cose.

E poi quell’idea strampalata che anche il bambino APC deve adattarsi come tutti.

In verità una parte dei bimbi APC è iperadattata, underachiever, assopita.

Un’alta parte invece è disadattata, con problemi di comportamento, giusto per intenderci.

Cos’è meglio?

La noia in classe = perdita del senso profondo di ciò che si fa e si chiede a scuola.

La capacità di apprendimento non è sufficientemente investita.

La noia non è allora la bilancia del divertimento o lo specchio della pigrizia (una questione di divertimento o di pigrizia scolastica), ma una mancanza, un desiderio frustrato.

La relazione al sapere, la frustrazione che ne deriva, sfocia sopra e dentro un atteggiamento più generale di disinvestimento.

Entriamo qui allora in temi più complessi e di appannaggio pedagogico didattico.

Bisognerà trattare della sublimazione, poi dell’esercizio funzionale e dell’apprendimento intenzionale, il metodo di studio insomma.

Oppure della creatività e del disordine.

Cosa succede oggi principalmente?

Quando la scuola considera un soggetto APC, in linea principale lo considera solo se presenta problemi di comportamento.

Beninteso che i problemi di comportamento devono manifestarsi in classe.

Se i problemi dovessero manifestarsi a casa, dopo una giornata di frustrazione, ciò non compete alla scuola, che non si considera responsabile.

Apro una parentesi con una battutaccia, col rischio di portarmi fuori strada.

È noto che quando un operaio torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro, stanco, frustrato e magari nervoso, è ovvio che la colpa è di come i suoi genitori facevano all’amore, o magari di come ha assistito o vissuto la scena originaria.

Battutaccia a parte, a nessuno viene in mente di pensare che la stanchezza e la frustrazione dell’operaio non derivano dalla giornata di lavoro.

Parentesi chiusa.

Poi, i problemi di comportamento che deve presentare il ragazzo APC, devono essere dell’ordine dirompente.

Insomma, se il bambino sarà abbastanza birichino, disturbante, oppositivo ed aggressivo riceverà senz’altro il suo bel marchio:

in primis sarà etichettato come un ADHD e se va bene come APC (lo ammetto, sono stato scottato).

La sua attenzione altalenante sarà pure motivo di diagnosi ADHD.

Invece il sottorendimento, con i grossi problemi narcisistici che comporta, difficilmente è capito e di conseguenza la componente scuola giunge ad intervenire.

La noia e la demotivazione sono dimensioni difficilmente immaginabili ed inconcepibili.

Ciò cosa significa, cosa comporta?

Ciò comporta e significa che l’alto potenziale cognitivo è considerato solamente sotto la veste dell’adattamento ai ritmi della scuola.

Trattasi quindi di funzione sociale. In primis se il ragazzo è adattato, non disturba, non c’è problema.

Invece c’è, eccome!

Del resto se i figli sono APC, lo sono prima e oltre la scuola; sono APC nonostante la scuola.

La scuola non può e non deve essere fatta carico di tutto. La scuola ha un suo ruolo importante, fondamentale, ma non è tutto.

Oggi abbiamo però cominciato a percepire i segni della nostra ignoranza.

Oltre il QI cominciamo a considerare la maniera specifica di funzionare dei ragazzi APC.

Strumento quali il WISC – IV permettono di meglio considerare il profilo cognitivo.

Altri strumenti diagnostici ci permettono di investigare gli stili di ragionamento; altri le dimensioni dinamiche, quali l’autostima, o il Quoziente Emotivo (QE).

Percepiamo l’arborescenza del pensiero,

consideriamo la bassa perseveranza,

l’apprendimento veloce e poco ripetitivo,

consideriamo il funzionamento multi processuale,

la mancanza di metodo, o la fragilità dei meccanismi d’apprendimento intenzionali,

il pensiero visivo, intuitivo, o il mind mapping,

l’emotività, l’ipersensibilità o l’isolamento (o l’iperadattamento) sociale.

Insomma consideriamo tante cose che hanno a che fare con i molteplici modi di vivere, d’imparare e di percepire la realtà.

Questa è la vera ricchezza e la differenza degli APC.

Giovanni Galli

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

1 Commento

  1. Emilia Amodio

    Conoscevo questo articolo del dott. Galli che vorrei contattare anche io per avere con lui un colloquio.Ora sono in contatto con un’altra associazione e devo dire che la loro referente è straordinaria mi sostiene e mi consiglia molto.

    Risposta

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