Will Hunting

Mi ricordo ancora la prima volta che io e mio marito abbiamo deciso di vedere Will Hunting,

fino a quel momento avevamo snobbato quel film, non era nelle nostre corde, non era il nostro genere,

eppure, durante uno dei primissimi laboratori a cui partecipammo dopo la valutazione di Ale, la psicologa ci accennò la trama e mi ricordo che ci incuriosimmo moltissimo.

All’inizio del percorso si cerca in ogni anfratto qualche minima informazione per comporre il puzzle,

per capire se quello che stai vivendo è vissuto anche dagli altri,

riconoscere negli altri le stesse paure e le stesse preoccupazioni è terapeutico, ci fa sentire meno soli.

Così decidemmo di noleggiarlo e mi ricordo che portammo i bambini dai nonni per poterlo guardare senza interruzioni,

come se stessimo aspettando chissà quale rivelazione,

come se un film potesse cambiare la nostra vita.

Beh devo dire che la nostra vita non è cambiata grazie Will Hunting ma sicuramente ci siamo rivisti nell’eterno dilemma tra il professor Gerald  Lambeau ( Stellan Skarsgård)  e lo psicologo Sean McGuire ( l’immenso Robin Williams).

Punzecchiarlo o lasciargli vivere la sua vita come meglio crede?

In questi anni abbiamo cercato una risposta a questa domanda, era LA domanda, tutto girava intorno a questo dubbio amletico:

lasciargli scegliere la sua strada o proporre laboratori e libri che possano accendere il suo interesse?

Noi abbiamo deciso di lasciargli libera scelta,

sapeva che c’erano dei laboratori e ne ha fatti alcuni, ha partecipato anche ad alcuni camp,

ma poi ha anche deciso di prendere le distanze e vivere la quotidianità con i suoi compagni di classe e cercare un suo equilibrio tra i due mondi, fino a quest’autunno.

Sì, Ale, un mese fa circa, ha iniziato a perdere la forza nella gamba destra, abbiamo girato specialisti e ospedali e dopo tutte le analisi di rito e gli esami strumentali il responso è stato ” disturbo psicosomatico”.

Tutti gli specialisti e anche la pediatra mi hanno chiesto se ci fosse qualche problema ma lui era sereno, tranquillo, non lasciava trasparire nulla,

fino a sabato scorso, quando, nel bel mezzo della recita di Natale di Ele, vengo chiamata dalla scuola,

inutile dirvi che mollo recita e marito e corro da Ale, appena arrivo mi trovo un ragazzino devastato dal pianto, sconvolto e finalmente il tappo esplode con tutto il suo fragore e la sua irruenza,

come solo un ragazzino di 12 anni può fare.

Un ragazzino che ha grandi doti nell’area logico-matematica ma che non è riconosciuto dalla sua professoressa,

un ragazzino che ha bisogno di riscoprire se stesso e di riamare la matematica.

Ho urlato sabato mattina,

ho urlato come non ho mai fatto,

sia con la docente di matematica che con la coordinatrice,

non capiscono Ale, non lo vedono.

Ho chiesto un’integrazione del pdp ( avuto per la disgrafia) ma non hanno nemmeno risposto,

la professoressa di matematica però vuole le prove delle potenzialità di Ale perché lei non le vede e non ha tempo di cercarle,

e fatemi aggiungere, non sa nemmeno leggere una valutazione depositata in segreteria.

Inutile dirvi con che animo sono uscita da quel colloquio,

avevo un’enorme etichetta attaccata sulla faccia e sulla schiena con scritto:

” genitore esaltato che crede di avere un grandissimo talento in casa ma non vede che perdente ha davanti”.

Ho guardato Ale che mi ha chiesto scusa per quanto era successo e immediatamente ho capito qual era la risposta all’eterno dilemma

dovevamo partire all’attacco, obbligarlo a muoversi.

Appena arrivati a casa l’ho ringraziato, per aver urlato e averci fatto capire dov’era il problema,

gli ho detto che ha fatto benissimo ad avere quello sfogo, che nessuno può tenersi tutto dentro ma che lo sfogo deve farci capire come dobbiamo muoverci.

Mi sono seduta vicino a lui sabato, per risolvere le espressioni con le frazioni e ho visto un ragazzino spaventato:

” sai mamma io faccio le semplificazioni ma la profe me le segna errore perché non capisce il  mio metodo”

allora gli ho chiesto:” Ale lo sai che le espressioni vanno scritte bene e non devi saltare nessun passaggio”

e lui mi ha risposto:” mamma io non salto i passaggi ma semplifico le frazioni di volta in volta e non solo alla fine come dice la profe, mi trovo meglio, i calcoli sono più veloci, però lei me li segna errore anche se il risultato è giusto”

L’ho guardato e ho capito che da solo non riusciva,

mi sono mossa immediatamente e ho cercato una persone che lo potesse seguire.

Il destino ha voluto che trovassimo una laureanda in matematica,

una ragazza molto seria e che ha subito trovato un contatto con Ale,

inizieranno durante queste vacanze di Natale,

prima affronteranno gli argomenti di scuola e poi lo lasciamo libero di seguire il suo pensiero.

Lui ne è entusiasta, ho rivisto il famoso guizzo nei suoi occhi e ieri ha deciso di farsi rinterrogare in scienze ( sempre dalla stessa profe) per recuperare un voto,

è tornato  a casa stanco ma felice,

un’interrogazione di un’ora, su una lezione di due pagine scarse, dove è stato messo sotto torchio ma che ha accolto con una calma e una concentrazione davvero encomiabili,

ha risposto ad ogni domanda senza scomporsi e apportando argomenti,

alla fine ha ottenuto il voto massimo per quella materia,

ma quello che mi ha stupita più di tutto,

non è stato il voto che non mi interessa ma come abbia affrontato questa prova,

dopo il crollo di sabato, ha studiato, mi ha chiesto aiuto e ha sostenuto con calma e determinazione l’interrogazione con la persona che lo fa star male,

non pensavo di avere davanti un ragazzino tanto maturo.

Direi che per noi ora è arrivato il momento di punzecchiare.

 

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