Storia di Gabriele

Oggi vi racconto la storia di Gabriele, un bambino di 7 anni che frequenta la terza elementare

terzo figlio di una famiglia italiana che vive all’estero,

una storia particolare piena di forza e determinazione.

Valentina quando avete capito che era plusdotato e a chi vi siete rivolti?

C’erano diverse cose che non ci tornavano:

ha cominciato a parlare molto presto e ha appreso a leggere “da solo” a 3 anni e mezzo,

non aveva ancora 4 anni e leggeva fluentemente.

Ma essendo un terzo figlio non ci siamo posti troppe domande,

pensavamo fosse normale.

Da sempre con carattere molto difficile,

con scatti di rabbia è poi degenerato come comportamento alla materna (a 5 anni)

e di qui ci hanno suggerito di farlo seguire da uno psicologo.

Lo psicologo da cui lo abbiamo portato ha proposto la valutazione, che è stata effettuata a 5 anni e qualche mese

Avete presentato la valutazione a scuola?

Sì, la scuola era al corrente di tutto visto che venivamo continuamente convocati per problemi emotivi

e di comportamento e abbiamo sempre seguito i loro consigli (incluso di mandarlo dallo psicologo che poi ha consigliato la valutazione)

Ci sono stati dei cambiamenti?

Sì. Abbiamo potuto iscrivere nostro figlio ad una scuola pubblica di un paese di montagna vicino al nostro,

con soli 12 bambini (in tutta la scuola).

Era una pluriclasse prima-seconda elementare.

In questo modo era già previsto che se fosse stato confermato il suo potenziale,

avrebbe saltato la seconda elementare ma tutto sarebbe accaduto più facilmente,

visto che seguiva in parte il programma di prima, in parte quello di seconda.

Come hanno reagito le insegnanti?

Ho sempre avuto la sensazione che pensassero che io credevo di avere un figlio più intelligente degli altri e che la fissata fossi io,

ma gli hanno voluto bene ed è stato molto ben seguito.

L’hanno preso un po’ come una “scommessa”,

sia le due docenti della biclasse, sia le due attuali docenti.

Chiaramente è stato più facile durante la prima-seconda essendo solo 5 allievi di prima e 7 di seconda.

Di fatto aveva un programma personalizzato che era fatto su misura per lui.

I numeri lo permettevano e le docenti sono state molto brave.

Quest’anno in terza anche grande comprensione,

grandi sforzi da parte delle docenti,

ma non so quanto loro sono davvero consapevoli delle particolarità che ha nostro figlio.

Mi resta sempre la sensazione che semplicemente pensino che io sia una mamma fissata.

Avete avuto dei momenti positivi? Quali? da chi sono stati creati?

Momenti positivi sì, perché ogni articolo che leggo lo fotocopio per le docenti

e perché il bambino con le docenti ha un approccio che si fa veramente voler bene (non così coi pari).

Siamo stati supportati dalla direzione nel salto di classe in quanto il test era stato richiesto da loro,

e una volta emersa chiaramente la plusdotazione, non si poteva più far finta di niente

Avete avuto dei momenti negativi? Qual è stata la causa? Come li avete superati?

Momenti negativi tantissimi,

più che altro per il carattere del bambino,

che non accetta sconfitte,

non accetta di arrivare mai secondo a nessuno,

si pone asticelle altissime.

La causa sono state le sue competenze emotive.

Non li abbiamo ancora del tutto superati, viviamo sulle montagne russe.

Cosa cerchi in una scuola per accogliere tuo figlio?

Cerco classi piccole.

Cerco docenti che accettano suggerimenti.

Cerco che siano a conoscenza di come trattare questa particolarità e riescano a stimolare.

Com’ è il suo rapporto con i compagni e gli insegnanti?

Con i compagni difficile.

E’ molto preso di mira perché si infiamma per un nonnulla e questo ovviamente è divertente per gli altri, purtroppo.

L’anno scorso nel contesto più piccolo (tutta la scuola, come detto, era solo la loro classe di solo 12 bambini) è stato più facile.

Ma ovviamente lui deve imparare a relazionarsi coi suoi pari. Al momento abbiamo ancora grandi difficoltà in tal senso.

Con le insegnanti ha in generale un buon rapporto

perché è molto attento e ha rispetto (in generale) della figura adulta.

Quindi in questo senso non abbiamo particolari problemi.

Come lo aiutano gli insegnanti nella gestione del rapporto con i compagni?

Cercano di aiutarlo, ma non è facile perché quest’anno sono in 24 in classe e capire sempre le dinamiche non è facile per loro.

Si sforzano, mi coinvolgono, ma non è facile.

Differenziano il programma per lui e hanno davvero molta pazienza.

Sono dure ma affettuose al momento giusto, devo essere sincera, siamo fortunati ad avere delle insegnanti così attente e sensibili.

Hai faticato per convincere gli insegnanti a gestire tuo figlio o sono stati aperti e collaborativi?

Prima della certificazione sì.

Dopo la certificazione essendo una “prima” per loro secondo me l’hanno preso come “sfida”

e siamo soddisfatti di come stanno andando le cose.

Inoltre avevo la direzione e l’ispettorato dalla mia parte ,

ero al terzo figlio e sapevano che non ero una fissata:

le sorelle frequentavano la stessa piccola scuola pubblica (un’ottantina di allievi divisi su 5 classi).

Noi genitori abbiamo sempre collaborato bene,

abbiamo sempre difeso le decisioni e gli interventi delle insegnanti davanti agli occhi di nostro figlio

ed essendo io molto attiva nelle attività scolastiche e parascolastiche,

mi conoscevano e sapevano che avrei collaborato e che siamo una famiglia “ragionevole”.

Secondo me questo fatto ha influito tantissimo.

Di questa intervista mi hanno colpito molte risposte,

il fatto che i genitori non siano visti come un intralcio ma come una risorsa,

il fatto che gli insegnanti anche se non sanno nulla stanno lavorando per aiutare Gabriele e hanno subito

attuato un programma personalizzato,

il fatto che ci sia un lavoro di squadra intorno a lui, la scuola coinvolta a tutti i livelli e la famiglia.

Anche se come afferma Valentina le insegnanti non sono formate cercano di fare del loro meglio, collaborano con la famiglia,

la direzione e il provveditorato sono intervenuti subito,

in Italia invece la maggior parte della volte i nostri figli sono visti come problematici , abbiamo ancora tanta strada da fare.

Tanta educazione e civiltà di insegnare.

 

 

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