Di risate, nuove valutazioni e consapevolezza

Eccoci qui, sono gli ultimi giorni di vacanza e poi lunedì si riparte con il lavoro e quest’anno, più degli altri anni, non ho proprio voglia di ripartire,

vorrei avere il lusso di poter decidere se lavorare od occuparmi di altro,

della mia famiglia,

dei miei figli,

delle mie passioni che inevitabilmente riguardano i ragazzi.

L’altra sera mi è tornato alla mente un episodio di qualche anno fa,

era una serata tra amici,

Ele aveva appena tolto il gesso e, per festeggiare, avevamo deciso di invitare alcuni amichetti per un bagno serale in piscina.

Ale aveva rovesciato sul tavolo il suo bicchiere di acqua,

lì vicino c’era il mio telefono che fortunatamente si salvò;

senza scompormi lo avevo guardato e gli avevo detto di passarmi i tovagliolini per asciugare il tutto.

La mamma di un amichetto mi guardò con gli occhi sgranati e mi disse candidamente:

” ma come fai a restare così calma? se fosse stato il mio avrei lanciato un urlo pazzesco e avrei potuto anche dargli una sberla”

Mi ricordo che le avevo risposto che era il mio modo di reagire però, quella frase, mi aveva colpita.

Effettivamente non avevo reagito come in molti si aspettavano e penso che reagirò sempre in maniera ” diversa” rispetto al sentire comune.

Tra me e me avevo pensato che avere un figlio come Ale mi aveva cambiata profondamente,

avere un figlio plusdotato ti cambia inevitabilmente la prospettiva,

sei il suo unico amico,

il suo unico confidente,

l’unica persona con cui si sente libero di parlare delle sue passioni,

di ridere e scherzare,

sei l’unica persona con cui ama andare al cinema,

perchè, la fuori, nessuno dei suoi pari lo capisce.

Pensavo che la plusdotazione fosse la causa di questo isolamento,

anche se devo ammettere che ciclicamente mi ponevo alcune domande.

Ciclicamente cercavo di uscire dal contesto e vederlo con occhi diversi per capire come aiutarlo

e ogni volta mi mancava un pezzo.

Ormai vivo in questo mondo da 7 anni e,

anche se sono solo una mamma,

alcune dinamiche le conosco bene

e c’era un pensiero fisso che non riuscivo a calmare,

un dubbio che ciclicamente mi toglieva il sonno.

E quest’anno,

grazie alla specialista che ha valutato Ele,

abbiamo trovato la forza di illuminare quell’angolo buio che nessuno fino ad ora aveva ancora illuminato.

A luglio abbiamo finalmente trovato la chiave di volta.

Ale è Asperger.

Scriverlo nero su bianco fa ancora un certo effetto

ed anche se siamo tutti consapevoli che questa nuova visuale ci sta già aiutando moltissimo e dobbiamo ancora finire il percorso di accettazione,

abbiamo già iniziato ad attuare alcune strategie e devo dire che lui riesce a gestirsi meglio,

verbalizza meglio le sue ansie e i suoi limiti

e anche noi riusciamo a capirlo ed a fargli notare alcuni atteggiamenti.

Come potete immaginare all’inizio non è stato facile per nessuno,

ho faticato a trattenere le lacrime quando lo specialista ci ha comunicato il verdetto,

i giorni e le settimane successive per me sono state molto pesanti e ammetto che lo sconforto aveva preso il sopravvento

sono arrabbiata con chi non ha visto questa particolarità,

sono arrabbiata perchè abbiamo perso un sacco di tempo

e ci ritroviamo con un ragazzo di 14 anni che tra poche settimane inizierà le superiori

e non ha un minimo di competenze sociali per affrontare la scuola e i pari.

Ma poi come sempre mi sono fermata a guardare Ale,

e ho capito che anche questa volta insieme possiamo farcela,

abbiamo individuato degli specialisti che sanno gestirlo e con cui inizieremo un percorso sia scolastico che personale.

Ma sopratutto non abbiamo mai smesso di ridere, non riusciamo a passare una giornata seri,

ci siamo accorti che la nostra ricarica sono le risate,

che abbiamo bisogno di sdrammatizzare per poter scalare la montagna,

perchè anche in mezzo al sentiero più ripido e oscuro non siamo mai soli

ma dobbiamo sforzarci di guardare di fianco a noi e cercare la forza di chi ci ama,

e se non lo vediamo dobbiamo allungare una mano perchè sicuramente ci sarà qualcuno vicino a noi che ci sosterrà.

Io ho Ale e lui ha me e gli specialisti e anche questa volta scaleremo la montagna.

 

 

 

 

 

 

6 Commenti

  1. L'angolo di me stessa

    Buona scalata!

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Grazie, ce la metteremo tutta

      Risposta
  2. Paola

    Ciao,
    Anch io sono una mamma plus dotata di un un bimbo Aspie di 8 anni. Noi la diagnosi l abbiamo avuta a novembre e in realtà mi ha sorpreso relativamente. ció che ho provato è sollievo perché almeno da quel momento avevo risposte ai miei dubbi seppur si aprivano baratri di incognite. Per fortuna marco ha sempre incontrato sul suo (breve) percorso scolastico insegnanti che hanno capito, apprezzato e valorizzato le sue stranezze, i suoi comportamenti bizzari. Con il gruppo dei pari é andata abbastanza bene, pochi amici ma buoni. Infine ho la “fortuna” che anche mio marito é aspie (scoperto di conseguenza alla diagnosi di marco) e quindi inconsciamente ha sempre capito cosa marco provava/viveva e quindi agito nella direzione corretta. Le mie preoccupazioni sono per il futuro, quando marco sarà adolescente. Per ora stiamo cercando di rafforzarlo emotivamente, ma la fatica é tanta e di pazienza ne occorre molta.
    Ciao
    Paola

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Ciao Paola, grazie per aver condiviso la vostra storia, sono contenta che abbiate trovato degli insegnanti preparati, fanno davvero la differenza. Marco è ancora piccolo e sono sicura che la diagnosi vi potrà aiutare a trovare la strada per aiutarlo, un grande abbraccio

      Risposta
  3. Silvia

    Quanto vi ammiro. Scalate montagne e siete sempre pieni di vita. Vi auguro felicità, scalando la vostra montagna. Un abbraccio

    Risposta
    1. Chiara Gifted (Autore Post)

      Silvia le tue parole mi hanno toccato il cuore, sono veramente bellissime

      Risposta

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